Plastica: amica o nemica?

Un contributo di riflessione sul ruolo della plastica nella nostra vita. Per decenni è stata una preziosa alleata — ci ha permesso di muoverci più velocemente, conservare meglio gli alimenti, garantire sicurezza e igiene negli ospedali — ma abbiamo trascurato il problema del suo fine vita. L’articolo invita a gestire con rigore raccolta, riciclo e recupero, a ridurre la plastica dove possibile e a privilegiare materiali biodegradabili e compostabili, ripensando il nostro ruolo come custodi dell’ambiente da trasmettere alle generazioni future.

Plastica: amica o nemica?
La plastica, come la conosciamo, è stata una nostra buona amica per molti anni, permettendoci finora di:

  • muoverci più velocemente (pneumatici, automobili, treni, aerei, …
  • mangiare più sano (imballaggi protettivi, igiene alimentare, cibi pronti, bicchieri usa e getta, …)
  • vestirci con tessuti caldi, leggeri e protettivi (sostituzione o integrazione di fibre naturali)
  • maggiore sicurezza in ospedali e sale operatorie (siringhe monouso, blister per medicinali, sacche per il sangue, …)
    ma ci siamo dimenticati di affrontare il problema della fine del ciclo di vita. Troppo spesso abbiamo applicato il concetto di ”usa e getta”, senza chiederci dove lasciare realmente gli oggetti dopo il loro utilizzo.
    A questo punto, razionalmente, dobbiamo iniziare a gestire rigorosamente la fine del ciclo di vita:
  • raccolta, riciclo, recupero, …, il che significa che dobbiamo iniziare a utilizzare massicciamente la plastica riciclata.
  • ridurre, ove possibile, l’uso della plastica (in alcuni casi è davvero eccessivo,
    vedi pacchi Amazon, imballaggi per cellulari, ecc.),
  • utilizzare, ove possibile, materiali più ”ecocompatibili”: biodegradabili, compostabili, polimeri e non nemici dei mari e dei fiumi.

    La ricerca e lo sviluppo non possono fermarsi, ma dobbiamo smettere di considerarci nuovi Dio.
    Invece di pensare di creare:
  • nuovi materiali che non esistono in natura (polimeri indistruttibili…),
  • nuove armi (bombe nucleari, missili ipersonici, armi batteriologiche…),
  • nuovi organismi viventi (modifica del DNA con CRISPR,…), dobbiamo iniziare a considerarci custodi del mondo in cui viviamo, da trasferire alle nuove generazioni, possibilmente in condizioni migliori di quelle in cui lo abbiamo ricevuto.